Come staccare la flebo a casa: guida pratica per caregiver.

Andrea Arnaldi

10/7/2026

La mattina è venuto l’infermiere per montare la flebo di fisiologica a mamma, è stato molto cortese, ti ha spiegato come chiudere e togliere la flebo, ma in quel momento avevi il cervello in black out.

“Io, ma proprio io devo staccare la flebo? Non c’è qualcuno che può tornare e fare questa cosa che mi spaventa tantissimo?

Ebbene, no. L’infusione può durare diverse ore, e verosimilmente, a meno che tu non abbia un infermiere privato che si prende questo incarico, è qualcosa che spetta a te.

Ma niente paura, vediamo passo passo come fare, rispettando i vari passaggi, nel modo più pulito possibile. E già che ci siamo, vediamo anche cosa non fare, e come risolvere quei possibili problemi che derivano da errori comuni.

Perché spesso sei solo nel momento in cui finisce la flebo

E’ frequente che un’anziano durante la stagione calda vada incontro a disidratazione, e che necessiti di idratazione per via endovenosa. Come può capitare che per complicanze infettive o di inalazione di alimenti vada incontro a polmoniti che per essere curate richiedono la somministrazione di flebo con antibiotici. Che sia tramite assistenza pubblica, o un professionista chiamato privatamente, queste infusioni richiedono tempi lunghi, che possono arrivare anche a 12h per una flebo di soluzione fisiologica da 500 ml. I tempi lunghi sono dettati dal fatto che laddove il tuo caro abbia patologie come lo scompenso cardiaco, la somministrazione di un volume elevato di liquidi in poco tempo andrebbe a sovraccaricare un cuore che già di suo sta faticando.

Qui nasce il problema: il professionista è colui che prepara e somministra, ma quasi certamente non sarà presente al momento in cui termina l’infusione.

Nella mia esperienza posso dire che nella quasi totalità dei casi, quel momento dello stacco della flebo è a carico del badante convivente; e la strategia che ho trovato per comunicare anche di fronte ad una barriera linguistica, è di comunicare per immagini. Vediamo quindi quali sono i passaggi principali per chiudere la flebo.

Staccare una flebo in 4 passaggi

Faremo qui riferimento alla situazione più ordinaria, dove la flebo è attaccata direttamente all’accesso venoso periferico (l’ago cannula), fissato con il cerotto al braccio.

NB: gli accessi venosi periferici non vanno mai posizionati agli arti inferiori (es. piede) per il rischio elevato di complicanze gravi.


Primo passaggio: abbassare la rotellina

Troverai sopra il tuo caro il flacone vuoto della soluzione che è stata infusa. Se sei fortunato si trova sopra un’asta flebo, elegante e ordinata, ma molto più probabilmente è stata attaccata ad una scala di fortuna con del cerotto o dello scotch per pacchi.

Seguendo il deflussore (il tubicino) che continua dal flacone, vedrai una struttura di plastica con una rotellina. Questo rullo di regolazione permette di regolare il flusso da aperto a chiuso.

Ma se è già finita a che serve chiuderla? Ecco, è importante chiuderla perchè rimane sempre del residuo di soluzione nel tubicino: quando andrai a svitare il deflussore dall'ago cannula, se non hai abbassato la rotellina tutto quel residuo uscirà bagnando il tuo caro ed il letto.

Secondo passaggio: effettuare un lavaggio

Spesso dimenticato, questo passaggio è fondamentale per garantire il corretto funzionamento dell’accesso venoso nel giorni futuri. Infatti, quando l'infusione termina, si vanno a formare dei coaguli di sangue nell’ago cannula che rischiano di ostruirne il lume in modo irrecuperabile per i successivi utilizzi.

Sono rischiosi questi coaguli per la salute? In breve, si. Non effettuare il lavaggio comporta che questo sangue coagulato nel lume dell’accesso venoso diventi un terreno di coltura eccellete per i batteri. Ma è anche un rischio embolico, infatti se si tenta di disostruire l’ago cannula bloccato spingendo con forza (pratica scorretta), il coagulo può staccarsi ed entrare in circolo diventando un embolo. Essendo di dimensioni ridotte, generalmente non causa danni fatali, ma può comunque creare micro-danni al microcircolo polmonare. In ultimo, vi è il rischio di danni alla parete venosa, poiché il coagulo andrà ad irritare l’endotelio causando gonfiore, arrossamento e dolore. Ecco perché il lavaggio dell’accesso venoso è di fondamentale importanza, e va eseguito al termine dell’infusione, prima di staccarla.

Per effettuare un lavaggio serve una garza e del disinfettante alla clorexidina (facilmente acquistabile in farmacia), e una siringa da 10 ml da riempire con soluzione fisiologica.

Come mostrato in foto, il modo più semplice è aprire il tappo di accesso dell’ago cannula, e con una garza imbevuta di disinfettante alla clorexidina effettuare la pulizia. Quindi si attende che asciughi, e a quel punto potrai posizionare la siringa nell’apertura (che è a valvola, quindi non può uscire sangue da li) e andrai ad effettuare il lavaggio premendo sullo stantuffo 1 ml alla volta, intervallando brevi pause tra una pressione e l’altra. Ti avverto che essendo un meccanismo a valvola, la prima pressione è normale che trovi un pò più di resistenza.

Raccomando di non comprimere il braccio con la siringa, applicando forza verso il basso, per non lesionare la vena. E’ sufficiente posizionare la siringa, accertarsi che sia correttamente alloggiata, e premere sullo stantuffo.

Terzo passaggio: rimuovere il deflussore e posizionare un nuovo tappo

Questo è un passaggio delicato, e ti consiglio di procedere mettendo sempre sotto il braccio una traversa assorbente di sicurezza.

  1. Per rimuovere il deflussore, la prima mossa consiste nell’allentare l’aggancio: anche se l’ago cannula sembra ben saldo, dovrai agire con delicatezza usando entrambe le mani. Con una mano stabilizza l’accesso venoso facendo perno sulla componente esterna, mentre con l’altra svita il tubicino ruotando in senso antiorario. L’obiettivo è agire in modo quanto più atraumatico possibile: ricorda che la cannula si trova all’interno della vena e movimenti bruschi potrebbero causare lesioni o fastidiose irritazioni al vaso. Se la chiusura dovesse risultare troppo ostinata, puoi aiutarti con una piccola pinza per sbloccarla.

  2. A questo punto è necessario applicare una pressione sulla vena interessata con la mano opposta a quella dominante per bloccare il flusso di sangue; ma, attenzione! La pressione va esercitata circa 10 cm a monte dell’accesso venoso, altrimenti la pressione diretta sulla cannula andrà a lesionare o ad irritare il vaso.

  3. Tieni a portata di mano il nuovo tappino e quindi svita il deflussore. Ora, mentre continui ad applicare la pressione con la mano opposta, avvita il nuovo sistema di chiusura.


Cosa succede se non applico la giusta pressione sulla vena? Semplicemente il sangue refluirà nella cannula e uscirà verso l’esterno. Ecco perché una traversa di sicurezza conviene sempre metterla sotto il braccio. In questo caso niente panico, il tappino nuovo era già predisposto a portata di mano, e semplicemente lo andrai ad applicare chiudendo la via di uscita. L’unica raccomandazione è di ripetere al termine un nuovo lavaggio con soluzione fisiologica per evitare che il sangue coaguli nella cannula rendendo inutilizzabile l'accesso venoso.

È possibile riutilizzare lo stesso tappino? Affronto questo dubbio con una riflessione pratica: un tappo sterile ha un costo irrisorio, meno di dieci centesimi. Il mio consiglio è di farne scorta in una sanitaria per prevenire qualsiasi rischio di infezione. Sebbene la sanificazione per il riutilizzo possa apparire una soluzione d'emergenza, in assenza di ricambi è preferibile mantenere collegato il deflussore e recarsi ad acquistare il materiale necessario.

Conclusioni

Gestire la flebo a domicilio può sembrare spaventoso, ma con le giuste spiegazioni e con la pratica anche tu come caregiver puoi diventare autonomo nello staccare la flebo. L’invito che ti faccio è di ascoltarti, perchè nulla diventi una violenza a te stesso, e anche se nella pratica staccare una flebo è una procedura semplice, se ti senti bloccato, non è necessario che tu diventi la soluzione al problema. Ti consiglio di mantenere vivo il dialogo con l’infermiere che ha in carico il tuo caro, perchè oltre le parole di questa guida online, sia il confronto con lui a sostenerti.

Tuttavia, se avessi bisogno di ulteriore supporto o desiderassi una maggiore tranquillità, puoi richiedere la mia supervisione diretta: contattami per una consulenza infermieristica online, così da affrontare ogni passaggio in sicurezza in videochiamata sotto la mia guida.